VII Seminario Internazionale di Studi «Tradizioni religiose e Istituzioni giuridiche del Popolo sardo: il culto di San Costantino Imperatore tra Oriente e Occidente».
August 21st, 2010Costantinos G. Pitsakis (Università della Tracia, Komotini) ha presentato una relazione su Saint Constantin, fils naturel, protecteur des enfants naturels: un thème marginal de l’historiographie juridique byzantine, in cui ha posto in risalto l’importanza che la famiglia assume nella legislazione costantiniana. Costantino è il “protettore” della famiglia naturale e dei figli naturali, poiché egli stesso è nato fuori del matrimonio di Costanzo Cloro. Costantinos G. Pitsakis, in chiusura, ha ricordato l’opera di Matteo Blastares, l’ultimo grande canonista bizantino, che ha redatto, nel 1334-
M. Marcella Ferraccioli e Gianfranco Giraudo (Università di Venezia), con una relazione su Costantino ed il rapporto tra imperium e sacerdotium nella ricerca storiografica dei Gesuiti Riceputi e Farlati (1720-1773). I codici ritrovati del ‘Museo Illirico’, hanno presentato i primi risultati di una ricerca condotta nella Biblioteca del Museo Correr di Venezia, presso la quale sono stati rinvenuti undici codici, già oggetto di un precedente lavoro incompiuto di raccolta di materiali, poi andati dispersi.
Mihai Valentin Vladimirescu (Università di Craiova), con la sua relazione su Saint Constantin le Grand dans la spiritualité du peuple roumain, ha considerato il valore della santità nella storia della Europa. La coscienza religiosa cristiana si è formata, in Europa, attraverso la influenza dei Padri della Chiesa, la cui opera ha avuto una larga parte anche nella cristianizzazione dei popoli slavi. Lo studioso ha ricordato che la lingua dei rumeni è fortemente influenzata dal latino popolare, anche a causa della diffusione del cristianesimo, delle relazioni con i romani a sud del Danubio, della utilizzazione del sistema monetario romano, del governo “romano-bizantino”, a nord del Danubio, ai tempi di Costantino il Grande e di Giustiniano. Le versioni rumene delle leggende relative a Costantino il Grande derivano, più o meno direttamente, da fonti bizantine. Lo studioso si è soffermato sulla importanza del Sinassario greco nella diffusione di tali leggende e sulla collezione slavo-russa della “Vita dei Santi” di Dimitri, arcivescovo di Rostow (Russia), e sulla “Vita di San Costantino” di Simone Metafraste. I traduttori rumeni del XVII e del XVIII secolo utilizzano il Sinassario greco in tre versioni: 1) il testo dei Menei di Venezia nelle edizioni di N. Glykys del XVII secolo; 2) una versione “neo-greca” del testo bizantino del vescovo di Citera, Massimo Margounios; 3) una versione “medio-bulgara”, tuttora inedita, che compare nei Menei slavi, nella Chiesa rumena, verso la fine del XVIII secolo.
ladislav Zypin (Accademia Teologica di Mosca), in una relazione su Attualità dell’editto di Milano di San Costantino nella Russia contemporanea, ha esordito osservando che la civiltà europea è oggi in crisi. L’esito di tale crisi non è naturalmente prevedibile, ma è certo che la civiltà europea non può esistere senza fare riferimento al suo patrimonio cristiano. Il relatore ha sostenuto che l’editto dell’Imperatore Costantino è impregnato del valore della tolleranza religiosa. L’editto contiene una difesa di coloro che professano diverse religioni. Allo stesso tempo, esso si rivolge ai fedeli del vero Dio e a coloro che si allontanano dalla fede.
Aleksej Dolgov (Dipartimento per le Relazioni Esterne della Chiesa del Patriarcato di Mosca) ha presentato una relazione su Giorgio
Panayotis L. Vocotopoulos (Università di Atene) ha letto, con l’ausilio di diapositive, una relazione su Remarques sur l’iconographie de Saint Constantin en Grèce. Il relatore ha osservato che il nome di Costantino è fra i più diffusi in Grecia. Al contrario di quanto ci si aspetterebbe, però, solo un numero irrisorio di chiese è dedicato a San Costantino.
Srdjan Šarkić (Università di Novi Sad), nella sua relazione su Le culte de Sain Constantin dans les sources médiévales serbes, ha considerato la tradizione, ricorrente nelle fonti serbe sin dalla fondazione della dinastia reale, relativa a Costantino il Grande. La vita dell’Imperatore costituisce un modello per il fondatore della dinastia serba, Stefano Nemanja, descritto, nei testi della letteratura agiografica serba, come il Nuovo Costantino. Alla immagine di San Costantino si ricorre per la prima volta nella «Vita di San Simeone» (una biografia di Stefano Nemanja, scritta da suo figlio e successore Stefano Primo Coronato).
Giovanni Maria Vian (Università di Roma ‘
Giorgio Barone Adesi (Università ‘Magna Grecia’, Catanzaro) ha parlato di Principi tradizionali e innovazioni cristiane nella legislazione di Costantino. Lo studio della età costantiniana, in particolare per quanto attiene ai rapporti tra sacerdotium e imperium non ha valore per i «pii popoli ortodossi» solo come «memoria storica», ma anche come occasione importante di approfondimento dei rapporti odierni tra Chiesa e “poteri civili”. Costantino costituisce uno dei temi che divide l’Oriente, ove egli è venerato come Santo, dall’Occidente, ove egli è spesso giudicato come un freddo calcolatore.


